domenica 28 marzo 2010

Quando c'è l'amore




Ma che ne sapete voi dell’amore! Mica dove andare a cercarlo nelle pieghe della vita. Vi vedo che mi guardate di nascosto, fingendo di fotografare il panorama dall’altra parte della baia. Ma state guardando me che ho il coraggio di mettermi in posa, qui su questo muretto. Dove inizia la mia vita. Perché questa foto farà il giro del mondo. Mi disprezzate. Non cogliete la mia bellezza. Non, non parlo di quella interiore. Quella non la conosco. Mi sfugge. Non riesco a stringerla tra le mani neppure quando al mattino mi sporgo dalla finestra per riuscire a vedere il mare giù dalla collina, nascosto dal fitto intreccio di palazzi sporchi, e mentre assaporo la prima sigaretta del giorno, cerco di non pensare altro che alla mia vita, ai miei sogni, e di scendere in profondità dentro di me. L’ho letto su una rivista: calatevi nella caverna della vostra anima, stanate il drago nascosto e ruggite alla vita. Io ci provo, ma quando mi chino dentro trovo solo dolore, delusione, sporcizia: insomma, la mia vita. E non riesco più a ritrovare il filo che conduce a me stessa. Quando l’ebbrezza supera il limite che posso tollerare, e che riesco ogni giorno a spostare più in là, quando la sigaretta sta finendo, quando sento il fischio del caffè, quando riesco a ritrarmi da questo guazzabuglio nel quale ho paura ad avanzare, volgo lo sguardo verso la mia casa e piango. Non tutte le mattine. Spesso. Perché in questo minuscolo appartamento, scavato nella presunzione di chiamarlo dimora, messo assieme con pezzi sghembi, diseguali, assediato da un ordine maniacale per dare dignità alle quattro carabattole che parlano di me, in questo ciarpame c’è la mia storia. E soprattutto il mio futuro.
E’ della mia bellezza esteriore che sono orgogliosa. Quello che mi lancerà verso un futuro dal quale vi sorriderà irridendovi e voi proverete invidia e vergogna. Guardatemi. Non ho paura a sorridere all’obiettivo. Tra un istante lo farò. E alzerò lo sguardo che ora tengo accorto e pensoso. Mi fa paura. Ma posso farcela. Rizzare il capo in un gesto di sfida al mondo, a San Francisco che sta alle mie spalle al di là del mare, e sorridere a questa vita che mi si nasconde di continuo. No. Non sono stata sfortunata. E’ un alibi che lascio alle sciantose che incrocio quando vado al lavoro. Piagnucolano millantando insuccessi provocati dalle circostanze. Invece io no, con orgoglio mi vanto di aver sbagliato tutto quello che potevo e che questa vita insipida, inavvertita, banale, che scivola tra le ombre della città, è il frutto della mia libertà. E dell’amore. Che non ho mai trovato inseguendolo sempre nelle persone sbagliate. Al punto che ormai mi chiedo, nei fugaci momento in cui scroscia dentro di me una consapevolezza morbida e tiepida, se non sia io quella che ha sbagliato a capire che cosa l’amore sia realmente. Eppure è così chiaro quando lo vedi in televisione. Entri in uno di quei bar e ne esci con la felicità. L’ho fatto. Sembrava così semplice. Ho scelto. Non mi sono mai fatta usare. Tutto ciò che ho trovato è un letto da rifare. Lenzuola da lavare. Toccava a me. E ogni volta un gusto amaro che nasceva piano, sommergendo quel senso di carne accesa e compiaciuta, e poi montava come un’onda gagliarda per non sommergere, ma accarezzare ogni cosa e avvolgerla e lascarle addosso una patina prima brillante poi via via sempre più opaca fino a diventare grigia come caligine. Ecco questo è il colore della mia vita: seppia. Come le foto che scolori artificialmente per fingerle vecchie. Io sono vecchia. Ma dentro, non fuori, che ancora gli uomini mi inseguono. E i vostri occhi. Spenti e giudici. Ve la farò vedere. L’ho deciso oggi, quando ho raccattato questo slavato ometto per convincerlo a venire qui a farmi queste foto, quelle grazie alle quali la mia vita cambierà. Gli sfuggirò dopo. Rientrati in città, lo lascerò a bocca asciutta. Dopo che mi avrà restituito la dignità regalandomi questi scatti.  Le stamperò, con cura. Nel corner del magazzino dove lavoro. Chiederò un favore. Me lo concederanno. Poi la più bella la metterò in cornice. E l’appenderò sul muro. E guardandola, ogni sera e ogni mattina, mi renderò conto di quello che avrei potuto diventare. E troverò quel filo che forse potrà condurmi via da qui.

2 commenti:

  1. Proprio quello che mi ci voleva dopo una lunga giornata...grazie!
    Frase che mi ha colpito di più, le ultime: "E guardandola, ogni sera e ogni mattina, mi renderò conto di quello che avrei potuto diventare. E troverò quel filo che forse potrà condurmi via da qui."

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  2. grazie Allegra. In cauda spes....

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